SpazioCinema Anteo – Milano, 2003

Locale di pubblico spettacolo – Riconversione da sala cinema a multisala

con arch. Giovanni Ballini

  • Apollo-01

Il Cinema Apollo di Milano, realizzato nella seconda metà degli anni 50 nell’ambito di un articolato piano di lottizzazione, che ha ridefinito le aree comprese tra C.so Vittorio Emanuele, Via S. Paolo e Via S. Pietro all’Orto, è stato oggetto di una profonda trasformazione architettonica e funzionale, che ha portato alla realizzazione di un nuovo complesso cinematografico a cinque schermi nel centro cittadino.

La volontà di realizzare uno spazio non esclusivamente destinato alla programmazione cinematografica, ma capace di accogliere e soddisfare altre attività, come quelle congressuali o di conferenza, ha richiesto un intervento progettuale coordinato tra studio architettonico, strutturale, acustico e degli impianti. La complessità dell’impianto strutturale del nuovo edificato, sommata all’uso prevalente di strutture in acciaio, ha imposto grande attenzione alla compartimentazione acustica degli ambienti. Nelle sale, in previsione di un utilizzo polifunzionale, si sono adottati accorgimenti di correzione acustica sia attivi che passivi: l’impianto dei diffusori laterali, a emissione emisferica, è stato calibrato per essere idoneo sia agli effetti cinema, che al rinforzo della diffusione sonora del parlato.

L’installazione di impianti speciali, come la proiezione digitale, l’audio digitale Dolby Digital/DTS, l’audio digitale multicanale, la trasmissione in radio frequenza dei canali di traduzione simultanea, l’impianto di supporto per l’handicap acustico, il cablaggio strutturato dell’edificio, il sistema di informazione audio – video “Trailergraph”, sono finalizzati alla valorizzazione dell’utilizzo polifunzionale delle sale.
Particolare attenzione è stata posta al comfort degli ambienti, realizzando un impianto di climatizzazione per il trattamento specifico di ogni ambiente, in relazione alle dimensioni e all’affollamento.

L’edificio sotterraneo originario, collocato sotto il sedime di Piazza del Liberty, con ingresso al piano terra in Galleria de Cristoforis, era composto da una platea per circa 800 posti e da una galleria e due balconate laterali per i restanti 450. L’ingresso in sala avveniva attraverso il foyer situato al primo interrato, collegato alla biglietteria al piano terra da uno scalone di accesso.
Sotto la galleria erano collocati i locali tecnici per gli impianti di condizionamento e riscaldamento.
L’edificio è stato demolito lungo il limite della sua perimetrazione interna, sono state consolidate le fondazioni e modificata la quota di fondo scavo, per ottenere l’invaso sotterraneo in cui realizzare le nuove strutture di progetto. L’intervento di ristrutturazione ha ridefinito l’articolazione degli spazi interni su più livelli, portando la superficie interna dai 2300 mq originari ai circa 3500 mq del nuovo complesso.

L’ingresso all’edificio, in Galleria De Cristoforis, è stato modificato mediante la realizzazione di una nuova scala di uscita in galleria, direttamente dal foyer sottostante, la trasformazione della scala di ingresso e il ridisegno dello spazio biglietteria.
Al primo livello interrato, attraverso il foyer originario, in parte ridisegnato per accogliere gli spazi espositivo e commerciale, si accede alle prime due sale, una da 130, l’altra da 190 posti, intervallate dal secondo foyer di nuova formazione.
Dal secondo foyer, caratterizzato da un ampio spazio bar, si accede ai piani inferiori per raggiungere le successive tre sale, da 300, 150 e 140 posti. I percorsi di accesso alle sale, costituiti da corpi scala di nuova costruzione, consentono la percezione dei diversi livelli su cui si articola l’edificio, mediante affacci e aperture, che prospettano sui piani inferiori.
L’uso del colore negli spazi di relazione identifica elementi con differente valenza costruttiva. I percorsi di ingresso e uscita dalle sale sono differenziati, grazie al recupero ed alla trasformazione dei canali di esodo d’emergenza della sala cinematografica originaria.

Foto di Santi Caleca