Smemoranda – Milano, 2002

Edificio uffici – Riqualificazione edilizia da industriale a terziario

con arch. Maurizio Cabras

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Nella periferia sud di Milano, abituata al grigio degli edifici industriali, l’insediamento di Smemoranda si inserisce con vivacità, dichiarando l’intenzione di voler partecipare a quanto succede intorno a se’.

La Cooperativa ha indicato, come tema di progettazione, la realizzazione di un contenitore per tutte le società del gruppo, organizzato intorno ad una ipotetica piazza urbana fatta di portici, di lastricati, di alberi e di prati, dove poter incontrare, discutere o semplicemente passare il tempo.
La trasformazione del perimetro di cinta, nella zona d’ingresso, da convesso a concavo, e la sostituzione del muro con una cancellata stanno a sottolineare la volontà del nuovo insediamento ad accogliere, ad aprirsi al mondo, invitano il passante a partecipare visivamente di quanto accade all’interno.
La corte è stata pensata come nodo distributivo; il visitatore, arrivando dall’esterno tramite passerelle aeree, arriva al centro del sistema prima di entrare nei singoli edifici che sono trattati come una cortina edilizia di coronamento. Le due palazzine, su cui si è intervenuti, sono state frammentate cromaticamente a dichiarare l’aggregazione delle diversità al proprio interno.

Il briefing di progettazione per gli uffici chiedeva di realizzare un luogo di lavoro attento al dialogo, all’apertura interpersonale, dove risultasse chiara, anche morfologicamente, la disponibilità ad integrare attività distinte ma facenti parte dello stesso sistema.
Operando all’interno di un edificio tradizionale suddiviso per piani è risultato indispensabile praticare uno svuotamento della parte centrale, che permettesse il collegamento visivo dal piano interrato fino al sottotetto, enfatizzato dalla luce zenitale che penetra dal lucernaio sovrastante.
Intorno a questo invaso si sviluppa un sistema scale-ballatoio su cui si affacciano tutti gli uffici ed i disimpegni delle aree private, creando un luogo d’incontro ed occasione di confronto continuo, come nelle vecchie case di ringhiera milanesi.

La “Torre-vela”, in acciaio, è l’elemento formale di unione dei due temi progettuali; trova radici nella piazza, dove, con lastre di vetro, definisce la bussola d’ingresso dell’edificio principale, prosegue in elevazione rivestita da una rete metallica che pur garantendo una forte riconoscibilità ne smaterializza la consistenza, ed arriva al tetto delimitando il lucernaio.

Foto di Santi Caleca

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